Saperi e sapori

Idromele o ambrosia?

di Sandra Ianni

26/04/2010

 
Riflessioni sulla bevanda idroalcolica più antica al mondo, anche attraverso la degustazione di una produzione di nicchia che ci ha convinti che proprio questa bevanda fosse l’Ambrosia.
Il nome idromele deriva dalle parole greche hýdor, che significa acqua, e méli ovvero miele, e qui sta l'essenza di questa antichissima bevanda, mescolanza di acqua e miele, per ottenerne la fermentazione alcolica. L’idromele è infatti la più antica bevanda idroalcolica e quella tra le più utilizzate nel mondo antico, prima della diffusione della vite. Il consumo di miele risale a tempi antichissimi, non è dato sapere quando l'uomo lo abbia assaggiato per la prima volta, si può solo immaginare che probabilmente i primi cacciatori-raccoglitori abbiano trovato per caso un nido d'api saccheggiato da animali selvatici e che poi abbiano imparato a procurarselo nelle cavità degli alberi delle grandi foreste preistoriche. A partire dal Neolitico, l'uomo da semplice cacciatore-nomade divenne agricoltore ed allevatore, anche di api, inizialmente in alveari ricavati da pezzi di tronchi cavi, curandone la raccolta come testimoniato da pitture rupestri databili circa 15.000 anni fà. Probabilmente lasciando dell’acqua in un favo di miele iniziò la fermentazione, dando luogo all’idromele. Bevanda ampiamente presente nella preistoria, soprattutto nelle pianure settentrionali ed orientali dell’Europa, anche in zone climatiche fredde. Si pensa che l’idromele, caratterizzato da una modesta gradazione alcolica, provocasse effetti psicotropi utili ai nostri progenitori per infondere “coraggio” prima di andare a caccia ed affrontare le bestie feroci. La sacralità dell'ape, quale animale messaggero celeste che trasforma il sole in miele, e quella dell'acqua, vista come la linfa vitale che scorre nella madre terra, rendono l’idromele sacro presso i Celti. L’idromele diventa, quindi, l’essenza del divino, nell’unione fra cielo e terra. Nella mitologia indoeuropea costituisce la bevanda tipica dell’aldilà, nel mondo celtico come in quello germanico, è simbolo di immortalità. Nella letteratura e nella mitologia viene presentata come la bevanda dei re, quella preferita dal dio Odino. In Europa tra il IX ed il I secolo a.C. era bevuto dai Druidi e dalle tribù nelle cerimonie sacre che scandivano il ritmo delle stagioni, non poteva mancare nei festaggiamenti degli equinozi e dei solstizi. Era tradizione che le coppie appena sposate bevessero idromele durante il periodo di una luna dopo il matrimonio per ottenere un figlio maschio, per questo motivo ancora oggi si indica il periodo dopo il matrimonio come “luna di miele”. Passiamo ora ad esaminare come viene prodotto l’idromele; la ricetta base richiede semplicemente miele, acqua e lievito, ma vi sono innumerevoli varianti ed in particolare quello preparato dall’homebrewer romano Graziano Cursio prevede due diverse metodologie che danno luogo a due differenti tipologie. Una si presenta di colore giallo paglierino, con una gradazione alcolica di circa 11,5 gradi, frutto di una produzione dei primi giorni di dicembre, attraverso l’uso di miele di acacia da produzione biologica, la cui fermentazione si è protratta per circa un mese ed un periodo di affinamento in bottiglia di circa 5 mesi. All’olfatto presenta note di lievito, alla gustativa emerge l’uva spina ed il miele.
La seconda tipologia ha richiesto, invece, un lungo invecchiamento, è stato prodotto, infatti, nell’autunno del 2006 e, dopo un lungo invecchiamento, ha assunto un colore molto affascinante, ambrato con un riflesso di oro verde. All’analisi olfattiva presenta innumerevoli effluvi in cui prevalgono il marzapane, il picciolo di ciliegia, il mallo di noce e la mandorla. Raggiunge una gradazione alcolica di circa 15 gradi, si presenta secco con una buona acidità, mentre al naso emergono note di ruta, rosa damascena e cannella. Oltre al miele millefiori è stata utilizzata per la sua preparazione anche un infusione di erbe e spezie, principalmente: ruta, artemisia absenthium e cannella. Un’esperienza davvero entusiasmante, sentori decisamente travolgenti e piacevoli che ci hanno dato la netta convinzione che proprio questa doveva essere stata l’Ambrosia; la bevanda che i filosofi greci consideravano come cibo degli dei.

Sandra Ianni “Esperta in cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”

(nell'immagine il Dio Odino)