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Il Roma Food&Wine Festival conquista Eataly

di Gianmarco Nulli Gennari

03/12/2014

Non poteva esserci location migliore di Eataly per la seconda edizione del “Roma Food&Wine Festival”, che per tre giorni, lo scorso weekend, ha dato la possibilità ai cittadini della Capitale di gustare le eccellenze italiane del cibo e del vino. Grazie alla sinergia tra Identità Golose (che con Paolo Marchi ha convocato al terzo piano del terminal Ostiense 18 chef d’eccellenza), il Merano Wine Festival (i vini sono stati selezionati dal patron Helmut Kocher) e la creatura di Oscar Farinetti, sabato, domenica e lunedì un numeroso pubblico ha potuto gustare piatti e bottiglie d’autore alla presenza dei cuochi e dei produttori arrivati dalle Alpi alla Sicilia. 

Oltre ai salumi di Massimo Pezzani dell’Antica Ardenga e ai dolci del pasticciere Luca Montersino, i buongustai hanno potuto assaggiare la “coda alla vaccinara caduta nel risotto” di Cesare Battisti (Ratanà, Milano), la “Rosemary’s Ceci”, crema di ceci al curry con calamaretti, olio al rosmarino e brodo di calamari di Viviana Varese (Alice, Eataly Milano), l’agnello e carciofi di Cristina Bowerman (Glass Hostaria, Roma), le polpette con polenta taragna di Luciano Monosilio (Pipero al Rex, Roma), il riso patate e cozze di Angelo Sabatelli (Monopoli), “La mia Sicilia”, cous cous allo zafferano, ricciola, finocchietto, limone, pistacchi, cipolla al marsala, latte di mandorla di Andrea Provenzani (Il Liberty, Milano), le trenette pesto e patate di Enrico Panero (Da Vinci, Eataly Firenze), la “Zuppa di Plinio”, zuppa di pesce locale con pino mugo e pinoli di Daniele Usai (Il Tino, Ostia), “Il compromesso storico”, tortellini con crema di parmigiano di Massimo Bottura (Osteria Francescana, Modena), il “San Domenico”, uovo in raviolo con burro di malga, Grana Padano riserva e tartufo bianco di Massimiliano Mascia (San Domenico, Imola), il babà di Agostino Iacobucci (I Portici, Bologna), il coniglio in scapece di Niko Romito (Spazio, Eataly Roma), i tortelli di Grana Padano con lavanda, mandorle e noce moscata di Aurora Mazzucchelli (Marconi, Sasso Marconi), il peperone quadrato al forno con tonno, acciughe e capperi di Salina di Ugo Alciati (Guido, Serralunga d’Alba) e il risotto Carnaroli con rapa bianca, sale di Mothia, cardi e crema di tartufo bianco di Fabio Pisani e Alessandro Negrini (Il luogo di Aimo e Nadia, Milano). 

Al fianco di questa vera e propria maratona gourmet, il “Roma Food&Wine Festival” ha proposto quattro interessanti verticali di Custoza Amedeo della Cavalchina, di Barbaresco Gaiun della storica Marchesi di Grèsy, di Lugana Provenza – Ca’ Majol e di Amarone Allegrini, che hanno testimoniato le potenzialità di invecchiamento dei grandi rossi (e pure bianchi…) della penisola. Ma altre bottiglie da segnalare all’attenzione dei consumatori le abbiamo trovate tra i banchi d’assaggio.

Anzitutto i Valpolicella di Marco Secondo, tutti molto validi, addirittura beverini considerando la tipologia. Il semplice “annata”, Valpolicella 2012, è davvero delizioso, ma sono ben centrati e rifuggono alla sovraestrazione tipica della denominazione anche il Valpolicella Ripasso 2011 e l’Amarone della Valpoliccella 2009.

Poi Palladino, a Serralunga d’Alba, con una Barbera d’Alba 2011 da non perdere, dove emergono bene sia il terroir che l’acidità e la freschezza del vitigno, un Barolo Serralunga 2010 esemplare anch’esso come nebbiolo tipico, assemblaggio di diversi vigneti, un cru, il Barolo Ornato 2009, un po’ più complesso ma di grande materia prima.

Un po’ più a nord, alle estremità del Monferrato, vicino a Torino, ci ha sorpreso la piccola Cantina Mosparone, con una valida Barbera d’Asti 2012, una Freisa d’Asti 2010 tannica e scontrosa ma di contro stuzzicante e speziata e un Albugnano 2010, misconosciuta denominazione a base nebbiolo, giocato su una controllata evoluzione.

Passando alla Toscana, veramente ben fatto il Camartina 2010 di Querciabella, uno dei primi e più celebrati supertuscan. Il 60% di cabernet sauvignon (con saldo di sangiovese) è ben gestito, le note vegetali ci sono ma non prevaricano, c’è un bel fruttato e la bocca dice Chianti. Negli ultimi anni l’azienda ha ridotto le percentuali di legno nuovo in affinamento, e la differenza con le monumentali versioni degli anni Novanta si sente tutta.

Per finire, buono e tipico nelle suo note di pepe che lo accomunano al syrah il Cagnulari 2011 di Vigne Rada, giovanissima realtà di Alghero; esemplare il Brut Athesis Talento 2011 di Kettmeir (Alto Adige); didascalico e gustosissimo nelle sue note di melograno e lampone il Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena 2013 di Cleto Chiarli.

 

  • Massimo Bottura - il Compromesso Storico