Notizie e Recensioni

Vitigni e vini del futuro, il Bronner compie 40 anni

08/10/2015

Grappolo di uva Bronner
 
Nato nel 1975 in Germania, è oggi tra le varietà resistenti di maggiore successo, ma in Italia è stato riconosciuto ufficialmente solo nel 2009: l’esperienza del pioniere altoatesino Thomas Niedermayr e la sfida dei vini “super bio” per una sostenibilità a 360 gradi
 
 
La vita comincia a quarant’anni, diceva l’attrice e cantante russa Sophie Tucker, ma a volte anche la vite comincia a quarant’anni. E’ il caso particolarissimo del vitigno Bronner, incrocio di uva da vino nato nel 1975 in Germania e da pochi anni coltivato con risultati interessanti anche in Italia, dopo l’iscrizione ufficiale nel Catalogo nazionale delle uve vinifere avvenuta nel 2009. Tra i primissimi nel nostro paese a credere nelle potenzialità di questo “ibrido naturale” è stata l’azienda biologica Hof Gandberg, che nel 2004 ha piantato ad Appiano sulla strada del vino (Bolzano), ai piedi del Monte Gandberg, i primi filari di Bronner. Da qualche anno l’azienda – che oggi ha preso il nome di Thomas Niedermayr, giovane 29enne che segue in prima persona il lavoro in vigna e in cantina – produce con ottimi risultati un Mitterbeg Igp Bianco vinificando in purezza i grappoli di questo vitigno dalla storia ancor breve eppure affascinante, definito di recente da diversi esperti “vino del futuro” e “vino superbio”, a causa della sua straordinaria capacità naturale di resistere alle malattie fungine più pericolose per la vite, come l’oidio e la peronospora.
 
L’origine del Bronner – A rendere così eccezionale il Bronner è la storia della sua nascita, condivisa con altre varietà definite “Piwi”, acronimo del termine tedesco “pilzwiderstandsfähig”, che significa “resistente alle malattie fungine”. Tutto ha inizio nel corso del XIX secolo con la nascita delle prime varietà resistenti, ottenute incrociando viti americane prima tra loro e poi con viti europee nella speranza di produrre nuove varietà resistenti alla fillossera che stava distruggendo i vigneti del vecchio continente. Anche se le prime varietà ottenute non vengono giudicate molto interessanti dal punto di vista qualitativo, i buoni risultati raggiunti facendo innesti capaci di contrastare la fillossera sono un incentivo per continuare a cercare nuove varietà resistenti anche alle malattie fungine. Risultati qualitativamente interessanti arrivano con le varietà di terza e quarta generazione, al centro in Germania di un rigoroso lavoro di sperimentazione in vigna che dura più di cinquant’anni. Tra gli esempi più sorprendenti di queste ultime varietà c’è proprio il Bronner, ottenuto nel 1975 incrociando Merzling e Geisenheim 6494, anch’essi due varietà naturali che hanno tra i loro “progenitori” Riesling e Pinot grigio, con i quali il nuovo vitigno condivide la vigoria e le caratteristiche del grappolo.
 
Il Bronner in Italia – Tra le prime cantine altoatesine ad aver abbracciato l’agricoltura biologica agli inizi degli anni Novanta, nel 2004 l’azienda vitivinicola Hof Gandberg ha deciso di impiantare i primi filari di Bronner insieme ad altre varietà Piwi per dare vita a vini liberi da ogni sostanza chimica. “C’è chi definisce il Bronner un vino del futuro – afferma Thomas Niedermayr – ma già oggi questo vitigno offre la possibilità concreta di riscoprire cosa può regalare la terra libera da ogni tipo di trattamento”. Tra le sue vigne si possono trovare erba alta, numerose piante e vari animali, che vivono in perfetta armonia in un piccolo ecosistema equilibrato. Ai benefici ambientali si uniscono quelli economici derivanti dal risparmio dei numerosi trattamenti fitosanitari richiesti dall’agricoltura convenzionale, altro requisito non di poco conto sul fronte della sostenibilità delle altre varietà Piwi. “Questo stretto legame con la natura e il clima – spiega Niedermayr – porta ogni anno a vini leggermente diversi, ma qualitativamente sempre apprezzabili. Per imparare a valorizzare pienamente i profumi di questa uva, ho fatto diversi esperimenti sui tempi di raccolta e maturazione: oggi ho scelto di far raggiungere ai grappoli una piena maturazione, farli fermentare in modo spontaneo senza aggiunta di lieviti selezionati e di tenere il vino a contatto con le proprie fecce per 9/10 mesi”. In linea con le altre etichette della cantina, il T.N. 04 Bronner (il vino prende il nome dall’annata di impianto del Bronner) unisce a un profilo aromatico complesso una sorprendente bevibilità: spazia tra profumi di frutta bianca e spezie, con leggere note di fieno accompagnate da una piacevole mineralità.
 
 ***Press Release
Ufficio Stampa Tenuta Thomas Niedermayr
Italia nel Bicchiere
info@italianelbicchiere.it
Luca Casadei  (tel. 338.1274770)
 
  • Bronner
  • Thomas Niedermayr
  • Bronner
  • Bronner