Notizie e recensioni

“Guardate Oltre c’è la Lombardia!” .

30/05/2008

 1° TOUR DEGUSTAZIONE ITALIANO “VINI DI LOMBARDIA” Milano, 5 Giugno – Enterprise Hotel AS.CO.VI.LO. – Associazione Consorzi Vini Lombardi – e la U.I.R., presentano il primo “tour di degustazione” a Roma, Bologna Milano. Etichette esclusive dei produttori di Capriano del Colle, Garda Colli Mantovani, Garda Classico, Lambrusco Mantovano, Moscato di Scanzo, Oltrepò Pavese e Valtellina, saranno presenti all’Enterprise Hotel per una serata “Vini di Lombardia”. AS.CO.VI.LO – Associazione Consorzi Vini Lombardi – è nata nel luglio 1977, per meglio promuovere e valorizzare il territorio a D.O. della Lombardia vitivinicola in coordinamento con i Consorzi di Tutela. Da allora tanta strada è stata fatta. Oggi, i vini della Lombardia sono giunti all’eccellenza con 4 Docg e 15 Doc, la quale rappresentano un territorio estremamente eterogeneo, che spazia dalla viticoltura di montagna della Valtellina, alle viticulture moreniche del lago di Garda e d’Iseo, alle dolci ondulazioni del Lugana fino ai colli morenici mantovani, alla grande area collinare pre-appenninica dell’Oltrepò Pavese e a queste, si aggiungono la Valcalepio intorno all’area di Bergamo, San Colombano l’unico vino Doc della provincia di Milano, fino alle aree alluvionali del lungo Po del Lambrusco Mantovano. Infine, la Lombardia, con Franciacorta e Oltrepò è in Italia, il primo e unico produttore di nobili bollicine a Denominazione di Origine Controllata e Garantita” Capriano del Colle, un “laboratorio a cielo aperto” A sud della Città di Brescia, nel territorio di Capriano del Colle e di Poncarale, si erge nel bel mezzo della Pianura Padana un altopiano formato da terreni calcareo argillosi, il "Monte Netto". Grazie alle caratteristiche dei suoli ed alle ottime esposizioni, si ottengono vini molto piacevoli e da tutto pasto. “Una realtà emergente – spiega Angelo Divittini, agronomo che collabora con il Consorzio di Tutela – un vero e proprio vigneto-laboratorio, che interessa 300 ettari vitati, in completo rinnovamento. Di questi almeno 100 sono già stati rinnovati con modelli di viticoltura razionale e moderna atta a produrre una qualità del vino elevata. Una realtà d’altronde molto eterogenea con 8 imbottigliatori e 50 piccoli viticoltori che lavorano da mezzo a 17 ettari (S.Michele, la realtà vitivinicola più grande)”. La vocazione di questi terreni è favorevole ai vitigni a bacca rossa, ma con il Trebbiano di Lugana si stanno ottenendo importanti risultati qualitativi. Contribuisce in modo determinante ai profumi delicati floreali al gusto secco, sapido e strutturato, rendendo Il Capriano del Colle adatto ad antipasti e piatti di pesce e carni bianche. Nella tipologia Frizzante il Bianco di Capriano si scopre come vino dissetante fresco e piacevole. Il Capriano del Colle Rosso, è ottenuto dall’uvaggio di Sangiovese (min. 40%) Marzemino (min. 35%) e Barbera (min.3%), dal quale nasce un vino delicato, morbido e di buon corpo, adatto alle carni rosse, ai formaggi e ai salumi nostrani che si trovano abbondanti nella Provincia di Brescia. “L’evoluzione di questo vino – continua Angelo Divittini – è in relazione alle ricerche che il Consorzio sta conducendo sul Marzemino, per il quale oggi si utilizzano selezioni clonali effettuate dal Centro vitivinicolo di Brescia e dall’Università di Milano con VITIS Rauscedo”. Inoltre dalle migliori selezioni di uve rosse, vinificate e successivamente affinate in botti di rovere per almeno due anni, nasce il Capriano del Colle Riserva, vino ampio, avvolgente, giustamente tannico, di ottima ed elegante struttura, da abbinare ad arrosti, carni rosse saporite ed al tipico spiedo bresciano. Garda Colli Mantovani – Il futuro è donna: nuovo presidente e nuovi progetti Il territorio dei Colli Morenici Mantovani si sviluppa su 6 comuni della provincia di Mantova: Cavriana, Mozambano, Solferino, Volta Mantovana, Ponti sul Mincio e Castiglione delle Stiviere. La conformazione geografica, il clima mite, dato anche dalla vicinanza del Lago di Garda e la natura dei terreni morenici e argillosi formano l’ambiente ideale per la coltivazione della vite. Mille ettari di vigneto specializzato, che si estendono in tutta l’area collinare e disegnano un paesaggio armonioso con le pievi ed i castelli per formare la Strada dei vini e dei sapori mantovani, tanto che questa area viene denominata la “Toscana in provincia di Mantova”. Il 2008 è l’anno di svolta del Consorzio Vini Colli Mantovani, che si presenta con un nuovo logo, segnale della volontà di rinnovamento. “Sono tredici le aziende associate al Consorzio – spiega Chiara Tuliozi neo-presidente – tutte di piccole o medie dimensioni e a conduzione familiare. Hanno creduto nelle potenzialità territoriali, investendo sulla qualità, puntando sul rinnovamento strutturale e tecnologico, ma sempre con attenzione al vigneto”. L’obiettivo primario è quello di portare il territorio mantovano, attraverso un percorso che sarà lungo e impegnativo, ad avere una individualità produttiva ben connotata, acquisendo nel contempo, un posto d’onore nel panorama enologico lombardo. L’obiettivo è sicuramente ambizioso, ma questa esigenza deriva da una precisa necessità. Ci troviamo in mezzo a due aree vitivinicole di grande interesse, come le province di Brescia e Verona, e i colli morenici mantovani ne sono sempre stati considerati semplicemente i vicini, poveri, di casa. E’ il momento di abbandonare questo complesso di inferiorità che si trascina da tempo, non vivere di luce riflessa, ma averne una propria mirando a quella giusta visibilità che certamente meritiamo. La storicità del territorio, la sua conformazione pedoclimatica, la vicinanza di quell’enorme bacino turistico che è il lago di Garda, gli enormi investimenti che le aziende associate al Consorzio hanno sostenuto negli ultimi anni sia come vitigni che come infrastrutture devono essere la leva che spinge il Consorzio, tutti gli associati e le Istituzioni a voler valorizzare i vini di questo magnifico territorio. Al momento si producono tante, troppe, tipologie di vino e questo crea confusione per il consumatore. Ma finalmente dopo tante parole e pochi fatti, dalla scorsa vendemmia è stato prodotto dalle aziende associate al consorzio un vino rosso, ora in fase di maturazione, che dovrebbe debuttare prevedibilmente nel 2010. Ancora volutamente non ne è stato divulgato il nome, ma questo vino vorrà essere il biglietto da visita che i colli mantovani useranno come presentazione e segno di distinzione al grande pubblico”. Garda Classico, una tradizione proiettata nel futuro “Una realtà produttiva fatta di piccoli numeri ma di grande, ricercata qualità, che poggia sulle basi di una tradizione radicata nei millenni per guardare con moderno spirito imprenditoriale al proprio futuro”. Queste nelle parole del presidente del Consorzio Sante Bonomo, l'identikit del Garda Classico, ovvero dell'area vitivinicola che coincide in gran parte con il territorio che si affaccia sulla sponda bresciana del lago di Garda. Un territorio dove la coltivazione della vite vanta origini antichissime, che affondano addirittura in epoca pre-romana e fanno quindi da indispensabile presupposto all'autenticità di una vocazione radicata nella storia, che nel tempo si è evoluta ed affinata, fino ad arrivare agli odierni livelli di qualità e modernità. La Doc Garda Bresciano, approvata nel 1967 ed in seguito integrata nella Doc Garda, copre un territorio che parte dal lago d'Idro per scendere in Valtènesi, l'area che si estende tra i comuni di Salò e Desenzano ed è considerato il vero e proprio cuore produttivo della zona, per estendersi poi fino ai confini della provincia di Verona. Dal 1996 la zona si è vista riconoscere la menzione "Classico" concessa come noto solo ai vini di antica e consolidata tradizione. Oggi, Garda Classico Doc è sinonimo di una superficie vitata di oltre 600 ettari, sulla quale agiscono oltre 150 produttori per un totale di circa 3700 tonnellate di uva prodotte ogni anno. La produzione conta attualmente circa 2,5 milioni di bottiglie per un valore che supera i 10 milioni di euro. Garda Classico è sinonimo soprattutto di vini rossi, ed in particolare di Groppello, il vitigno autoctono che rappresenta una vera e propria esclusiva enologica della zona in quanto coltivato in quantità apprezzabili solo ed esclusivamente sulle colline della Valtènesi. Il Groppello è alla base dei prodotti in assoluto più rappresentativi della zona: il Garda Classico Groppello Doc e il Garda Classico Chiaretto Doc, che insieme rappresentano circa il 50% di una produzione totale che comprende anche altre due tipologie di rosso (il Garda Classico Rosso e Rosso Superiore, ottenuti da melange di vitigini di territorio che oltre al Groppello comprendono Marzemino, Barbera e Sangiovese) ed un bianco prodotto in piccole quantità ma apprezzato per la sua singolarità data dall'utilizzo, in percentuale pari al 70%, di Riesling Italico e Renano. Lambrusco Mantovano: profumi e sapori del territorio Se Mantova è una delle principali città italiane dell’arte, il suo territorio è celebre anche per la ricca gastronomia e per i prodotti della terra, tra i quali la vite occupa un posto privilegiato, affiancata dalle pere, dai meloni, dalle cipolle e dai cereali. Antica è la tradizione della cultura vitivinicola del Lambrusco Mantovano tutelata dal Consorzio Volontario Lambrusco Mantovano Doc. Prodotto già in epoca romana, le origini del Lambrusco nel Mantovano sembrano risalire agli Etruschi e ancora prima derivare dall’utilizzo della vite selvatica, come indicò Virgilio che a Mantova ebbe i natali. La pluricentenaria esperienza e tradizione viticola dell’area del Lambrusco Mantovano Doc è risalente al tempo dei Benedettini. Basterà ricordare che i monaci di Polirone nei loro tenimenti di San Benedetto Po e dell’Oltrepò stabilivano agli affittuari un imponibile vinicolo ed anche nel Rinascimento le botti mantovane viaggiavano sulla strada d’Alemagna. La pianura a destra del Po è sempre stata regno del Lambrusco Mantovano, che si può considerare la bandiera enologica della Bassa Padana orientale. Dal 1987 ha avuto il riconoscimento Doc e in quest’ultimo decennio ha ottenuto i più alti riconoscimenti attribuiti ai Lambruschi. È prodotto in due zone distinte separate dal fiume Po: Viadanese-Sabbionetano e Oltrepò Mantovano. Nella zona sono presenti tre tipologie di vino IGT: Sabbioneta, Quistello e Provincia di Mantova. Rosso frizzante da pasto, il Lambrusco Mantovano Doc è il vino che meglio rappresenta la tradizione della bassa Pianura in campo enogastronomico. Si ottiene da uve di vitigni Lambrusco Viadanese, Grappello Ruberti e Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani e Lambrusco Salamino, con eventuale aggiunta di Ancellota e Fortana per un massimo del 15%. Ottimo con preparazioni a base di carne, soprattutto se bollita, con umido e salumi cotti come zampone, cotechino e salama. Accompagna egregiamente anche i sapori tipici più gustosi del territorio: il Grana padano, il Parmigiano Reggiano; altri meno conosciuti come la pera mantovana, il salame mantovano, la zucca mantovana, ecc. con cui si elaborano piatti succulenti e originali: i tortelli di zucca, il risotto alla pilota, il luccio in salsa. Il Moscato di Scanzo - vino rosso, dolce e passito Piccolo è bello e delizioso nel caso del Moscato di Scanzo, vino rosso, dolce e passito. Una vera e propria rarità, che si produce sui ronchi della Bergamasca, con uve del vitigno omonimo che si dice importato a Scanzorosciate, piccolissimo paese all’imbocco della Valcalepio, dai coloni romani. Nel 1300 la coltivazione di Moscato di Scanzo, era fiorente e i vini oggetto di un Lucroso commercio. Era un vino noto nelle case patrizie di Milano e di Venezia Durante il rinascimento e si racconta che raggiunse la corte degli zar, grazie all’architetto Giacomo Quarenghi di Bergamo chiamato da Caterina di Russia a San Pietroburgo per progettare i palazzi dell’Hermitage. Il Moscato di Scanzo è un vino rosso, dolce con profumi fruttati, predominanti di marasca e di frutti di bosco; al palato, vista anche la sua densità (equiparabile a quella del Porto), oltre ai gusti fruttati si percepiscono il retrogusto di pietra focaia, le spezie ed anche il pepe. È un tipico vino da meditazione e va gustato da solo, con il cioccolato o accompagnato da formaggi erborinati. Oltrepò Pavese: riflettori puntati sul Pinot nero dell’Oltrepò Un mondo di Pinot nero lo slogan di presentazione utilizzato dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Protagonisti del grande Banco d’Assaggio consortile saranno l’Oltrepò Pavese Pinot nero in rosso e l’ Oltrepò Metodo Classico (neonata bollicina DOCG) , con attenzione alla versione Rosé. Per l’Oltrepò Metodo Classico si tratterà di un vero e proprio battesimo: dopo il riconoscimento della Docg, ottenuto nell’agosto 2007 con un’attenzione particolare al Rosé, frontiera “riscoperta” del vino italiano che, nel Metodo Classico, trova nel Pinot nero la sua più naturale espressione. Un palcoscenico prestigioso che esalti il Pinot nero, punta della piramide qualitativa dei vini dell’Oltrepò Pavese che ne conferma la validità, sono anche i numeri a rafforzare il messaggio del Pinot nero dell’Oltrepò: 2.200 ettari coltivati con il “nobile vitigno”, 2 milioni di bottiglie di Oltrepò Metodo Classico prodotte ogni anno, con la prospettiva di raddoppiarne la produzione nel 2010. Tante anche le etichette di Pinot nero in rosso con piccoli produttori che sono l’espressione di uno dei vini più intriganti ed emozionanti dell’intera panoramica dell’enologia internazionale e che nella storia vitivinicola dell’Oltrepò trova una delle espressioni nazionali più interessanti. Valtellina: giovane, attiva, imprenditoriale. La Valtellina aumenta di anno in anno le aziende che aderiscono al Consorzio e ciò fa ben sperare per un roseo futuro della viticoltura “eroica” della Provincia di Sondrio “All’interno del Consorzio, siamo cresciuti da 22 a 32 aziende – spiega Casimiro Maule, presidente del Consorzio - sono nate cantine dirette da giovani e molto giovani, come le Strie, I Dirupi e la Cooperativa di Triasso, che hanno investito e creduto nel vino e nel territorio valtellinese. Sta avvenendo quel ricambio generazionale che ci eravamo augurato qualche anno fa, anche all’interno delle aziende storiche, come Fay, Pellizzati Perego, Nera, famiglie da sempre radicate alla terra che continuano con un coraggio da leoni a coltivare “eroicamente” la vite in Valtellina. Quasi tutte le aziende oggi rinnovano vigneti, cercano di accorpare (riunire) piccole, piccolissime proprietà per farne vigneti moderni, intelligenti, con la miglior selezione clonale di Nebbiolo.