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Zaia: «Non è del vino la colpa degli incidenti stradali» No all'alcol zero da Urso e Martini.

07/04/2009

Soddisfazione dei produttori di vino dopo la presa di posizione uffiicale del ministro Luca Zaia contro l'ipotesi delle tolleranza zero sull'alcol per chi guida. Alla Fedagri-Confcooperative al Vinitaly indicate altre cause per gli incidenti stradali. Plauso dal Comitato dei Grandi Cru italiani.
«Chi beve due bicchieri di vino non è ubriaco». Il Ministro delle politiche agricole e alimentari Luca Zaia lo ha ribadito durante la sua visita allo stand di Fedagri-Confcooperative al Vinitaly di Verona.«Non voglio che il vino diventi l’unico capro espiatorio del problema degli incidenti stradali - ha detto Zaia - Le statistiche rivelano che solo il 2,9% degli incidenti stradali avviene in stato di ebbrezza e ciò vuol dire che per il restante 98% non è possibile attribuire colpe all’alcol.
Il problema non va quindi spostato - ha concluso il Ministro - su uno dei più importanti comparti dell’agroalimentare italiano. Sono ben altre le cause principali delle vittime strade del nostro Paese: la stanchezza, i decibel dello stereo in auto, parlare o fumare al telefonino guidando e fare uso di farmaci come ansiolitici ed anti-allergenici».
Dello stesso avviso il presidente di Fedagri-Confcooperative Paolo Bruni
che ha ricordato come il consumo del vino ai pasti sia parte integrante delle nostre tradizioni alimentari e che contro il diffondersi di modelli di consumo incentrati sull’abuso di alcol lontano dai pasti occorra recuperare la cultura del bere bene.
Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha per parte sua ribadito quanto già detto il giorno prima : «Il vino fa parte delle tradizioni culturali di tutta Italia. Quando parliamo di qualità del vino non parliamo solo di gusto, ma anche di sicurezza. I processi produttivi del nostro paese sono controllati e garantiscono la sicurezza dell’alimento-vino».

Prese di posizione finalmente nette e chiare che sono state apprezzate da tutti i produttori. Nell'annuale assemblea, del Comitato Grandi Cru d'Italia, l'associazione che riunisce 130 fra i migliori produttori italiani di vino, presieduta dal Marchese Vittorio Frescobaldi, è stato ad esempio tributato un caloroso, lungo applauso alle parole pronunciate dal Ministro delle politiche agricole Luca Zaia durante il Vinitaly in opposizione alla proposta di portare a zero il tasso di alcol nel sangue per chi guida. "Chi beve due bicchieri di vino non è mai un ubriaco e quindi non rappresenta un pericolo per nessuno" aveva detto il ministro.

«Pur essendo per la qualità della loro produzione al di fuori della polemica su chi vorrebbe portare a zero il tasso alcolico, impedendo quindi di bere vino, il Comitato ha apprezzato la voce che il ministro ha levato a difesa di un prodotto della terra che contiene anche alcol ma soprattutto molte altre sostanze utili per la salute, comprese quelle antiossidanti che in base a tutti gli studi pubblicati sulle più reputate riviste scientifiche ha solo effetti benefici sull'apparato cardiaco, l'invecchiamento e l'apparato digerente - si legge in una nota del comitato - Un prodotto che oggi, grazie alla qualità raggiunta da produttori come i soci del comitato, ha essenzialmente un valore straordinario per il gusto e la possibilità di esaltare il cibo. Con il vino di alta qualità non ci si ubriaca. E due bicchieri di vino a pasto, come ha stigmatizzato il ministro Zaia, non ubriacano nessuno ma gli procurano solo il piacere di un prodotto straordinario, che ci è stato lasciato in eredità dai greci e dai romani. I vini non sono superalcolici (che non a caso si chiamano cosi mentre un vino non puo' avere piu' di 15° per essere tale)e soprattutto non sono droghe».
«Noi offriamo un prodotto che dà gioia esaltando la qualità del cibo, non possiamo essere confusi con altri prodotti non della terra», è stato il commento in assemblea di Piero Antinori, past President del Comitato e ai vertici della produzione italiana e internazionale. Per questo il Comitato si propone di difendere in ogni sede il valore benefico del vino e ringrazia ancora il ministro Zaia per aver detto, con parole semplici ma essenziali, una verità che tutti conoscono e che non puo' autorizzare demonizzazioni o speculazioni come quelle in atto.

2 bicchieri  di vino non fanno male. No all'alcol zero da Urso e Martini.

Fedagri-Confcooperative
tiene a battesimo la nuova linea del Governo
sui limiti di alcol per chi guida. Archiviata definitivamente la tolleranza zero da talebani si punta sul bere responsabile. Dopo la presa di posizione di Luca Zaia, si anche dai sottosegretari allo Sviluppo economico e alla Sanità
Il via libera lo aveva dato giovedì il ministro delle Politicha agrarie, Luca Zaia, esplicitando il cambiamento netto di rotta: dal “chi beve non guida” di dicembre all’attuale due bicchieri di vino non fanno male”. E su questa linea, che ufficializza l’archiviazione della tolleranza zero (alcolo zero) contro cui si erano battuti i produttori di vino e con loro “Italia a Tavola”, si sono allineati altri esponenti del Governo, pure loro inizialmente nel campo degli oltranzisti.

È il caso dei sottosegretari Adolfo Urso (del ministero dello Sviluppo economico) Francesca Martini (al ministero della Salute) intervenuti nello stand di Fedagri-Confcooperative in un incontro dal titolo “Il piacere del bere bene” aperto dal presidente Paolo Bruni. «Il buon vino e il bere bene non fanno male alla salute. Sono altre le cose che fanno male, come le contraffazioni e le imitazioni che creano pesanti danni economici alle nostre imprese», il pensiero di Urso. E ancora più in positivo quello della Martini «Sono d'accordo con le dichiarazioni fatte ieri dal mio collega Luca Zaia: il vino italiano è sicuro. E fa parte integrante della nostra sana tradizione alimentare del nostro paese».

Come dire, bere vino, con moderazione, fa bene alla salute e come abbiamo più volte ricordato, fa parte di quella Dieta Mediterranea che i più dichiarano di volere valorizzare anche senza vino, sarebbe azzoppata.

Bere bene quindi si può. Un buon bicchiere di vino consumato durante i pasti è tollerato dal nostro organismo e ha un basso rischio sulla nostra salute. Ma le giovani generazioni sembrano ignorarlo, e tendono a preferire nuovi modelli di consumo di alcool, in prevalenza lontano dai pasti. Se cambiano le buone abitudini, cresce però il pericolo per le salute, tanto che oggi in Italia sono un milione e mezzo i giovani a rischio per abuso di alcool e superalcolici. Secondo i dati dell’Osservatorio sull’alcool dell’Istituto superiore di sanità, tra i settantamila alcooldipendenti in cura presso il Servizio sanitario nazionale, l’1% circa ha una età inferiore ai 19 anni e il 10 % ha un’età compresa tra 19 e 29 anni. E se l’alcol alla guida in Italia è la prima causa di morte tra i giovani (circa 2.800 morti all’anno), le statistiche rilevano come siano proprio i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni quelli per i quali è più elevato il rischio di determinare o subire un incidente. Abitudini che contrastano peraltro proprio con la Dieta mediterranea che della moderazione fa da sempre la sua bandiera,

Allarme alcool tra i giovani quindi? Il fenomeno è in buona parte riconducibile al diffondersi di modelli culturali differenti. «Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante e in forte crescita sia a livello internazionale che nazionale - ha dichiarato Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol Cnsps dell’Istituto superiore di sanità e presidente della Società italiana di alcologia.
«La cultura del bere diffusa tra i giovani è il modello del binge-drinking, ossia del “bere per ubriacarsi”, con consumi che superano i 6 drink di seguito, in un'unica occasione. Un fenomeno che è particolarmente in crescita tra le ragazze ed è la chiara conseguenza di un impegno educativo sul concetto di limite che è mancato e manca in Italia, dove si è lasciato spazio alle pressioni al bere esercitate da parte della società, dei media e spesso dalla famiglia. Una cultura che gli adulti non hanno saputo contrastare e che ha reso indissolubile il legame dell’alcol con il divertimento, le occasioni e - è triste dirlo - con le emozioni, privando i giovani di alternative e, in molti casi, di prospettive sane di vita».

Che l’abuso di alcol da parte dei giovani sia concentrato in singole occasioni e lontano dai pasti è «un modello di consumo - ha spiegato Paolo Bruni, Presidente Fedagri-Confcooperative - assolutamente nuovo per il nostro Paese e che è estraneo alla sane abitudini mediterranee incentrate sulla moderazione e sul consumo del vino ai pasti quale parte integrante di una corretta alimentazione. Contro queste nuove abitudini va recuperata la cultura del bere bene: il problema non è il vino, ma i tempi e le modalità di consumo».

Ma come recuperare i modelli culturali di un tempo? La parola d’ordine è informare per prevenire, evitando così di curare.Silvio Borrello, direttore generale Sicurezza alimentare del ministero della Salute: «Se da un lato circa l’80 % della popolazione consuma il vino secondo sani criteri di moderazione, dall’altra occorre intervenire verso quella fascia di popolazione che presentano modelli e stili di consumo a rischio con iniziative di prevenzione e campagne di informazione e sensibilizzazione». Sulla stessa linea Secondo Ricci, presidente di Caviro, una delle più grandi cantine cooperative italiane, uomo immagine tv, che ha spiegato: «Come in tutte le cose, anche nel bere vino, occorre buon senso».

Il via libera lo aveva dato giovedì il ministro delle Politicha agrarie, Luca Zaia, esplicitando il cambiamento netto di rotta: dal “chi beve non guida” di dicembre all’attuale due bicchieri di vino non fanno male”. E su questa linea, che ufficializza l’archiviazione della tolleranza zero (alcolo zero) contro cui si erano battuti i produttori di vino e con loro “Italia a Tavola”, si sono allineati altri esponenti del Governo, pure loro inizialmente nel campo degli oltranzisti.

È il caso dei sottosegretari Adolfo Urso (del ministero dello Sviluppo economico) Francesca Martini (al ministero della Salute) intervenuti nello stand di Fedagri-Confcooperative in un incontro dal titolo “Il piacere del bere bene” aperto dal presidente Paolo Bruni (a sinistra nella foto con Adolfo Urso). «Il buon vino e il bere bene non fanno male alla salute. Sono altre le cose che fanno male, come le contraffazioni e le imitazioni che creano pesanti danni economici alle nostre imprese», il pensiero di Urso. E ancora più in positivo quello della Martini «Sono d'accordo con le dichiarazioni fatte ieri dal mio collega Luca Zaia: il vino italiano è sicuro. E fa parte integrante della nostra sana tradizione alimentare del nostro paese».

Come dire, bere vino, con moderazione, fa bene alla salute e come abbiamo più volte ricordato, fa parte di quella Dieta Mediterranea che i più dichiarano di volere valorizzare anche senza vino, sarebbe azzoppata.

Bere bene quindi si può. Un buon bicchiere di vino consumato durante i pasti è tollerato dal nostro organismo e ha un basso rischio sulla nostra salute. Ma le giovani generazioni sembrano ignorarlo, e tendono a preferire nuovi modelli di consumo di alcool, in prevalenza lontano dai pasti. Se cambiano le buone abitudini, cresce però il pericolo per le salute, tanto che oggi in Italia sono un milione e mezzo i giovani a rischio per abuso di alcool e superalcolici. Secondo i dati dell’Osservatorio sull’alcool dell’Istituto superiore di sanità, tra i settantamila alcooldipendenti in cura presso il Servizio sanitario nazionale, l’1% circa ha una età inferiore ai 19 anni e il 10 % ha un’età compresa tra 19 e 29 anni. E se l’alcol alla guida in Italia è la prima causa di morte tra i giovani (circa 2.800 morti all’anno), le statistiche rilevano come siano proprio i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni quelli per i quali è più elevato il rischio di determinare o subire un incidente. Abitudini che contrastano peraltro proprio con la Dieta mediterranea che della moderazione fa da sempre la sua bandiera,

Allarme alcool tra i giovani quindi? Il fenomeno è in buona parte riconducibile al diffondersi di modelli culturali differenti. «Il consumo e l’abuso di alcol fra i giovani e gli adolescenti è un fenomeno preoccupante e in forte crescita sia a livello internazionale che nazionale - ha dichiarato Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol Cnsps dell’Istituto superiore di sanità e presidente della Società italiana di alcologia.
«La cultura del bere diffusa tra i giovani è il modello del binge-drinking, ossia del “bere per ubriacarsi”, con consumi che superano i 6 drink di seguito, in un'unica occasione. Un fenomeno che è particolarmente in crescita tra le ragazze ed è la chiara conseguenza di un impegno educativo sul concetto di limite che è mancato e manca in Italia, dove si è lasciato spazio alle pressioni al bere esercitate da parte della società, dei media e spesso dalla famiglia. Una cultura che gli adulti non hanno saputo contrastare e che ha reso indissolubile il legame dell’alcol con il divertimento, le occasioni e - è triste dirlo - con le emozioni, privando i giovani di alternative e, in molti casi, di prospettive sane di vita».

Che l’abuso di alcol da parte dei giovani sia concentrato in singole occasioni e lontano dai pasti è «un modello di consumo - ha spiegato Paolo Bruni, Presidente Fedagri-Confcooperative - assolutamente nuovo per il nostro Paese e che è estraneo alla sane abitudini mediterranee incentrate sulla moderazione e sul consumo del vino ai pasti quale parte integrante di una corretta alimentazione. Contro queste nuove abitudini va recuperata la cultura del bere bene: il problema non è il vino, ma i tempi e le modalità di consumo».

Ma come recuperare i modelli culturali di un tempo? La parola d’ordine è informare per prevenire, evitando così di curare. Silvio Borrello, direttore generale Sicurezza alimentare del ministero della Salute: «Se da un lato circa l’80 % della popolazione consuma il vino secondo sani criteri di moderazione, dall’altra occorre intervenire verso quella fascia di popolazione che presentano modelli e stili di consumo a rischio con iniziative di prevenzione e campagne di informazione e sensibilizzazione». Sulla stessa linea Secondo Ricci, presidente di Caviro, una delle più grandi cantine cooperative italiane, uomo immagine tv, che ha spiegato: «Come in tutte le cose, anche nel bere vino, occorre buon senso».

Articolo pubblicato in accordo con il giornale Italia a Tavola (www.italiaatavola.net )

  • salute&vino: chi beve due bicchieri di vino non è ubriaco.
  • Paolo Bruni - Adolfo Urso
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